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La buona fede processuale: una bussola per la Giustizia

La buona fede processuale: una bussola per la Giustizia
Nel nostro ordinamento, la buona fede processuale costituisce un principio cardine del giusto processo, codificato all’art. 88 c.p.c., secondo cui “le parti e i loro difensori hanno il dovere di comportarsi in giudizio con lealtà e probità”. Questa disposizione, apparentemente di carattere etico, ha assunto nel tempo un valore sostanziale e operativo, orientando concretamente lo svolgimento del processo e il comportamento delle parti verso la lealtà, la correttezza e la trasparenza e influenzando le decisioni dei giudici, anche in ordine alla valutazione della condotta abusiva nel processo.

Il principio in esame, dunque, impone a tutte le parti del processo di evitare di porre in essere comportamenti strumentali e/o ostruzionistici che possano compromettere il regolare corso del processo. Ciò si traduce in una serie di comportamenti concreti che le parti sono tenute a rispettare durante il processo.

Innanzitutto, le domande e le difese devono essere formulate in modo chiaro e coerente, evitando ambiguità o contraddizioni che potrebbero generare confusione, sia per il giudice sia per la controparte.

A ciò si affianca l’obbligo di un uso leale delle prove: ogni elemento prodotto deve essere completo e veritiero, senza omissioni o manipolazioni di informazioni rilevanti che possano alterare il corretto svolgimento del giudizio.

Infine, rientra nella buona fede anche il divieto di adottare strategie meramente dilatorie o strumentali, come azioni prive di fondamento giuridico reale, volte unicamente a ostacolare o rallentare il procedimento.

Un Principio in Evoluzione

La buona fede processuale non è un principio statico, ma dinamico e in continua evoluzione, seguendo l’evoluzione della società e del diritto. La giurisprudenza ne ha progressivamente ampliato la portata, riconoscendole un ruolo sempre più determinante, soprattutto nei contesti in cui vi è un forte squilibrio tra le parti o dove condotte scorrette possono compromettere seriamente la parità processuale.
Perché questo principio riguarda anche te

La buona fede processuale non è un concetto riservato agli esperti del diritto: riguarda chiunque si trovi coinvolto in una causa. Questo principio serve a proteggerti da comportamenti scorretti della controparte e a garantire che il processo si svolga in modo equo, senza abusi o strategie dilatorie che potrebbero danneggiarti.

Agire con trasparenza e correttezza, e pretendere lo stesso dagli altri, è fondamentale per ottenere una decisione giusta in tempi ragionevoli, evitando complicazioni inutili o ingiustizie.

Affidati a professionisti del diritto che rispettano e valorizzano la buona fede processuale.

Nel nostro studio legale, consideriamo la lealtà processuale un valore imprescindibile. Affidarti a professionisti che credono nella correttezza e nel rispetto delle regole può fare la differenza. Contattaci per una consulenza: crediamo che la giustizia inizi sempre dal comportamento leale delle parti.